
FOLCO: In America, una volta sono andato a casa di un fisico che aveva vinto il Premio Nobel. Gli ho chiesto:" Com'é che sei diventato piú bravo degli altri?Cosa hai fatto di diverso all'universitá?Hai studiato di piú?" E lui ha detto: "No.Mentre gli altri non facevano che studiare, io ogni fine settimana andavo a scalare una montagna o a esplorare i fondi del mare. E' cosí che ho imparato le cose che mi hanno reso diverso".
TIZIANO: Bellissimo.E' proprio quello il punto.Uno é come é non solo per come nasce, ma per la vita che fa. Pensate quell'andare in bicicletta a Qufu, la cittá di Confucio!Non era bello? S'imparava qualcosa. Vi ricordate la tomba di Mencio, lí, nello Shandong?(...)E Pingyao, te la ricordi, Folco?Era una cittá che non avevamo il permesso di visitare. Per l'anno nuovo cinese eravamo andati nella cittá di Taiyuan. Ma io sapevo che a un centinaio di chilometri c'era Pingyao, una delle pochissime cittá ancora circondate di mura, di cui Padre Pieraccini, un vecchio missionario toscano che abitava a Honk Kong da quando nel 1949 era stato espulso dalla Cina, m'aveva detto che era stata la sua diocesi.(...) Io e te, vestiti da cinesi, andammo alla stazione, ci comprammo il biglietto come dei cinesi e arrivammo in questa cittá. Non so se te la ricordi:stupenda,sporca, piena di fumi, ma antica, atavica, con quelle vecchie torri e le mura tutt'attorno. E lí, vedemmo sui muri delle case, fatte a gesso, delle croci. C'era qualcuno che voleva far sapere che era Cristiano! Cominciammo a girare per le strade, io fotografavo, e a un certo momento ci scoprirono. Era ovvio, la gente ci guardava, si vedeva che eravamo stranieri. Quattro o cinque poliziotti ci presero gentilmente e ci portarono alla sede del Partito- "He cha, he cha, he cha!"- a bere la solita tazzina di té. Ci dissero che siccome non avevamo il permesso di viaggio per Pingyao ci avrebbero rimesso sul primo treno. Noi facemmo i tonti. "Ah si? Scusate, non sapevo bene, mi dispiace.." Avevo comunque giá visto quello che dovevo vedere, avevo fatto foto, mi ero fatto un'idea del posto. Ci portarono alla stazione e quando il treno si mise in marcia vedemmo un uomo spuntare dalla folla, buttarsi contro il nostro finestrino e gridare in latino "Pater, Pater, dammi la benedizione!" Era chiaramente uno di quei Cristiani clandestini che avevano fatto le croci sui muri e che, credendo che io fossi un prete-perché l'unica esperienza che avevano avuto degli occidentali fino al 1949 erano i preti- voleva che io lo benedicessi. E io non misi tempo in mezzo. Ebbi solo un attimo di dubbio, poi buttai giú il vetro e "In nomine patris et Filii..." lo benedissi mentre si faceva il segno della croce correndo lungo il treno.
Alcuni mesi dopo ripassai da Hong Kong e andai a trovare Padre Pieraccini. Gli raccontai la storia-quasi piangeva dal ridere-e gli chiesi scusa.
"Hai fatto bene!" mi disse invece. E mi assolse dal peccato di aver impersonato un prete nella cittá di Pingyao.
..l'insostituibile giornalista,Tiziano Terzani, da :"La fine é il mio inizio"
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