Appunto

But then they danced down the streets like dingledodies, and I shambled after as I've been doing all my life after people who interest me, because the only people for me are the mad ones, the ones who are mad to live, mad to talk, mad to be saved, desirous of everything at the same time, the ones who never yawn or say a commonplace thing, but burn, burn, burn like fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars and in the middle you see the blue centerlight pop and everybody goes "Awww!"

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Se muestran los artículos pertenecientes a Abril de 2008.

« Non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza. »
116-120)
01/04/2008 15:39 Autor: mannecca. #. No hay comentarios. Comentar.

Geometrie

20080402153508-ii-euclide.jpgCome in geometria ogni problema consta di tre parti: una TESI..una teoria, un concetto che si vuole dimostrare;

un’ IPOTESI...una congettura che si utilizza per asserire la falsitá o la veridicitá della TESI ed infine un lungo, estenuante talvolta, dettagliato processo di DIMOSTRAZIONE grazie al quale l’ipotesi e la tesi vengono confermate o meno ed il problema risolto.

"I am, as you can see,
a² + b² - ab
When two
triangles on me stand,
Square of hypothenuse is plann'd
But if I stand on them instead
The squares of both sides are read.
"

Come Volevasi Dimostrare

 
02/04/2008 15:23 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

 

NoN TuTTo Il MaL

 

VieN pEr NuoCErE

 

 

 

No HaY MaL QuE

 

PoR BiEN nO VeNGa

03/04/2008 12:45 Autor: mannecca. #. No hay comentarios. Comentar.

 

Talvolta un pensiero mi annebbia l'IO:

sono pazzi gli altri, o sono pazzo io?

 

Albert Einstein

08/04/2008 10:54 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

Home Sweet Home

20080410004309-acqua.jpg

Mettere piede in suolo d'ausonia ed assaporare a priori il gusto di un buon caffé, quello con la crema;quello che ti servono con un sorriso disegnato sul volto;un caffé speciale che richiedono appositamente per te. Testare come la condizione delle ferrovie dello stato siano rimaste esattamente uguali a come le avevi lasciate; forse anche peggio; nemmeno i biglietti delle prenotazioni nei vari scompartimenti. Cercare un focolare dove poter divorare con gusto una pizza con verdure. Sei solo ma hai il tuo national geographic da leggere mentre mangi. Osservare il fare simpatico e giocherellone dei camerieri che son li non si sa da quanto tempo e che cercano invano di imparare qualche parola inglese; é commercio. E poi cerchi un posto dove berti una birra e lasciarti andare ai mille pensieri che ti martellano nel cervello e stupirti quando dei passanti occasionali ti salutano mentre tu sei assorto nei tuoi ripensamenti. Rimanere appiccicato al finestrino del treno quando nonostante il vetro riesci a percepire profumo di casa. Ulivi e terra rossa a sinistra e a destra. Accogliere con un sorriso tua madre che ti aspetta impaziente. Prendere un caffé; ancora piú speciale. Arrivare a casa e vedere che tutto é come prima. Il tuo letto nello stesso posto, la stanza come la hai lasciata l'ultima volta. Giá pensi a quando ti abbandonerai a Morfeo e domani ti sveglierai nell'ambiente piú accogliente che mai tu abbia avuto la fortuna di avere. Prendere su la tua musica e catapultarti in macchina verso il tuo mare. Solo pochi chilometri ti separano da lui. Il sole é alto nel cielo azzurro e conosci alla perfezione ogni metro di quei chilometri e vai piano per poter vivere a pieno quel viaggio verso il blu. Ed una volta li dimentichi anche chi sei ma ci sei e sei tu e nient'altro importa. Il vortice di pensieri si é volatilizzato insieme alla schiuma delle onde e finalmente trovi un po' di serenitá in questo oceano di caos. Immagini di poterti comprare quella casa che espone un cartello vendesi e ti dici che prima o poi. Perdersi nel sorriso di bimbi gioiosi e innocenti con cui hai la fortuna di poter giocare e tornare ad essere bimbo anche tu. Parlare di te con uno degli amici, quelli con la A maiuscola e vedere che nonostante il tempo e lo spazio che vi separa riuscite ancora ad avere quelle conversazioni su cui si basa la vostra amicizia. Quella vera; quella che non ha bisogno di parole superflue. Tornare a casa ed andare a dormire contenti e soddisfatti del giorno appena trascorso. E mentre socchiudi gli occhi pensare a quello spicchio di luna che stanotte lassú nel cielo ti parlava. Tutto scorre.

10/04/2008 00:39 Autor: mannecca. #. Tema: La rosa dei venti No hay comentarios. Comentar.

Quando un uomo con la pistola

 

incontra un uomo con il fucile

 

l’uomo con la pistola é un uomo morto

 

11/04/2008 18:28 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

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Se Tú MiSmA

 

ReBÉLaTE

 

 

17/04/2008 16:07 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali Hay 1 comentario.

Quel che temiamo più di ogni cosa ha una proterva tendenza a succedere realmente.

Theodor Wiesengrund Adorno
18/04/2008 12:45 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

FiGLi Di AnNiBaLE

20080422120910-200px-hannibalthecarthaginian.jpg

   

« Noi troveremo una strada.

Oppure ne apriremo una nuova. »

 

-Annibale risponde all’impossibilitá di attraversare le Alpi con gli elefanti-

 

 

 

22/04/2008 12:09 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

L'uomo dal fiore in bocca

20080423153819-uomo.jpg

Persone del dialogo

L’uomo dal fiore in bocca
Un pacifico avventore

N. B. - Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone un’ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.

Si vedranno in fondo gli alberi d’un viale, con le lampade elettriche che traspariranno di tra le foglie. Ai due lati, le ultime case d’una via che immette in quel viale. Nelle case a sinistra sarà un misero Caffè notturno con tavolini e seggiole sul marciapiede. Davanti alle case di destra, un lampione acceso. Allo spigolo dell’ultima casa a sinistra, che farà cantone sul viale, un fanale anch’esso acceso. Sarà passata da poco la mezzanotte. S’udrà da lontano, a intervalli, il suono titillante d’un mandolino.

Al levarsi della tela, l’Uomo dal fiore in bocca, seduto a uno dei tavolini, osserverà a lungo in silenzio l’Avventore pacifico che, al tavolino accanto, succhierà con un cannuccio di paglia uno sciroppo di menta.

L’uomo dal fiore: Ah, lo volevo dire! Lei dunque un uomo pacifico è... Ha perduto il treno?
L’avventore: Per un minuto, sa? Arrivo alla stazione, e me lo vedo scappare davanti.
L’uomo dal fiore: Poteva corrergli dietro!
L’avventore: Già. E` da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi tutti quegli impicci di pacchi, pacchetti, pacchettini... Più carico d’un somaro! Ma le donne - commissioni... commissioni... - non la finiscono più. Tre minuti, creda, appena sceso di vettura, per dispormi i nodini di tutti quei pacchetti alle dita; due pacchetti per ogni dito.
L’uomo dal fiore: Doveva esser bello! Sa che avrei fatto io? Li avrei lasciati nella vettura.
L’avventore: E mia moglie? Ah sì! E le mie figliuole? E tutte le loro amiche?
L’uomo dal fiore: Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.
L’avventore: Perché lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura!
L’uomo dal fiore: Ma sì che lo so. Appunto perché lo so.

Pausa

Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.
L’avventore: Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare. Poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, più brutto è, più misero e lercio, e più imbizzarriscono a pararlo con tutte le loro galanterie più vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto è la loro professione... - «Se tu facessi una capatina in città, caro! Avrei proprio bisogno di questo... di quest’altro... e potresti anche, se non ti secca (caro, il «se non ti secca») ... e poi, giacché ci sei, passando di là...» - Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? - «Uh, ma che dici? Prendendo una vettura...» - Il guajo è che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa.
L’uomo dal fiore: Oh bella! E perciò?

L’avventore: Ho lasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in deposito alla stazione; me ne sono andato a cenare in trattoria; poi, per farmi svaporar la stizza, a teatro. Si crepava dal caldo. All’uscita, dico, che faccio? Sono già le dodici; alle quattro prendo il primo treno; per tre orette di sonno, non vale la spesa. E me ne sono venuto qua. Questo caffè non chiude, è vero?
L’uomo dal fiore: Non chiude, nossignore.

Pausa

E così, ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione?
L’avventore: Perché me lo domanda? Non vi stanno forse sicuri? Erano tutti ben legati...
L’uomo dal fiore: No, no, non dico!

Pausa

Eh, ben legati, me l’immagino: con quell’arte speciale che mettono i giovani di negozio nell’involtare la roba venduta...

Pausa

Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... ch’è per se stessa un piacere vederla... cosi liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza... La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l’altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più per amore dell’arte; poi ripiegano da un lato e dall’altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legare l’involto, e legano cosi rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d’ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.
L’avventore: Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.
L’uomo dal fiore: Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un’ora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d’essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta... quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno? se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d’incartarlo.

Pausa

Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l’involto appeso al dito o in mano o sotto il braccio... Li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista... immaginando... - uh, quante cose immagino! Lei non può farsene un’idea.

Pausa. - Poi, cupo, come a se stesso:

Ma mi serve. Mi serve questo.
L’avventore: Le serve? Scusi... che cosa?
L’uomo dal fiore: Attaccarmi cosi - dico con l’immaginazione - alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d’una cancellata.

Pausa

Ah, non lasciarla mai posare un momento l’immaginazione: - aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri... - ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. - Ma nella nostra, noi, non l’avvertiamo più, perché è l’alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sì...
L’avventore: Sì, perché... dico, deve essere un bel piacere codesto che lei prova, immaginando tante cose...
L’uomo dal fiore: (
con fastidio, dopo averci pensato un po’). Piacere? Io?
L’avventore: Già... mi figuro...
L’uomo dal fiore: Mi dica un po’. E` stato mai a consulto da qualche medico bravo?
L’avventore: Io no, perché ? Non sono mica malato!
L’uomo dal fiore: Non s’allarmi! Glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per essere visitati.
L’avventore: Ah, sì. Mi toccò una volta d accompagnare una mia figliuola che soffriva di nervi.
L’uomo dal fiore: Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale...

Pausa

Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle seggiole imbottite, spesso scompagne... quelle poltroncine... E` roba comprata di combinazione, roba di rivendita, messa lì per i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto portata qua nella sala dei clienti a cui basta questo arredo cosi, alla buona, decente, sobrio. Vorrei sapere se lei, quando andò con la sua figliuola, guardò attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando. L’avventore: Io no, veramente...
L’uomo dal fiore: Eh già; perché non era malato..

Pausa

Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male.

Pausa

Eppure, quante volte certuni stanno li intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono.

Pausa

Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il rivedere la seggiola su cui poc’anzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata da un altro cliente, anch’esso col suo male segreto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro qualsiasi venga a occuparla.

Pausa

Ma che dicevamo? Ah, già... I1 piacere dell’immaginazione. - Chi sa perché, ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stanno in attesa del consulto!
L’avventore: Già... veramente...
L’uomo dal fiore:. Non vede la relazione? Neanche io.

Pausa

Ma è che certi richiami d’immagini, tra loro lontane, sono cosi particolari a ciascuno di noi; e determinati da ragioni ed esperienze cosi singolari, che l’uno non intenderebbe più l’altro se, parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di più illogico, spesso, di queste analogie.

Pausa

Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: - Avrebbero piacere quelle seggiole d’immaginare chi sia il cliente che viene a sedere su loro in attesa del consulto? che male covi dentro? dove andrà, che farà dopo la visita? - Nessun piacere. E cosi io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là, povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un’occupazione simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere del treno che ha perduto, della famiglia che lo aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidi che posso supporre in lei.
L’avventore: Uh, tanti, sa!
L’uomo dal fiore: Ringrazii Dio, se sono fastidi soltanto.

Pausa

C’è chi ha di peggio, caro signore.

Pausa

Io le dico che ho bisogno d’attaccarmi con l’immaginazione alla vita altrui, ma cosi, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi... anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla.

Con cupa rabbia:

E questo è da dimostrare bene, sa? con prove ed esempi continui, a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è cosi sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare. I1 sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. I1 gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a tante stupide illusioni... insulse occupazioni... Sì, sì. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire, questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà... che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... specialmente quando si sa che è questione di giorni. .

A questo punto dal cantone a destra sporgerà il capo a spiare la donna vestita di nero.

Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell’ombra di donna? - Ecco, s’è nascosta!
L’avventore: Come ? Chi. . . chi era ?...
L’uomo dal fiore: Non l’ha vista? S’è nascosta.
L’avventore: Una donna?
L’uomo dal fiore: Mia moglie, già.
L’avventore: Ah! la sua signora ?
L’uomo dal fiore: (dopo una pausa). Mi sorveglia da lontano. E mi verrebbe, creda, d’andarla a prendere a calci. Ma sarebbe inutile. E` come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che più lei le prende a calci, e più le si attaccano alle calcagna.

Pausa

Ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. Non mangia, non dorme più. Mi viene appresso, giorno e notte, così, a distanza. E si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta che tiene in capo, gli abiti. - Non pare più una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; e ha appena trentaquattro anni.

Pausa

Mi fa una stizza, che lei non può credere. Le salto addosso, certe volte, le grido in faccia: - Stupida! - scrollandola. Si piglia tutto. Resta li a guardarmi con certi occhi... con certi occhi che, le giuro, mi fan venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. Aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi a distanza.

Di nuovo a questo punto, la donna sporgerà il capo.

Ecco, guardi... sporge di nuovo il capo dal cantone.
L’avventore: Povera signora!
L’uomo dal fiore: Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? ch’io me ne stessi a casa, quieto, tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte le sue più amorose e sviscerate cure; a godere dell’ordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c’era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto da pranzo. - Questo vorrebbe! Io domando ora a lei, per farle intendere l’assurdità... ma no, che dico l’assurdità! la màcabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d’Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di li a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene tranquille sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, sene sarebbero scappate! Immagini i cittadini di Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, mettere le scarpe fuori dell’uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti. - Le sembra possibile?
L’avventore: Ma forse la sua signora...
L’uomo dal fiore: Mi lasci dire ! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all’improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: «Scusi, permette? lei, egregio signore, ci ha la morte addosso ». E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l’hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l’altro. Ora io,

si alzerà.

caro signore, ecco... venga qua...

lo farà alzare e lo condurrò sotto il lampione acceso.

qua sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d’una caramella: - Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: - «Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!»

Pausa

Ora mi dica lei, se con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e quieto, come quella disgraziata vorrebbe.

Pausa

Le grido: - Ah sì, e vuoi che ti baci? - «Sì, baciami» - Ma sa che ha fatto? Con uno spillo, l’altra settimana, s’è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi m’ha preso la testa e mi voleva baciare... baciare in bocca... Perché dice che vuol morire con me.

Pausa

È pazza...

Poi con ira:

A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perché, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro... lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco... cavare la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno...

Riderà.

No no, non tema, caro signore: io scherzo!

Pausa

Me ne vado.

Pausa

Ammazzerei me, se mai...

Pausa

Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... Come le mangia lei? con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo... come due labbra succhiose... Ah, che delizia!

Riderà. - Pausa

Mi ossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura.

Pausa

Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra...

Pausa

E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. - All’alba, lei può fare la strada a piedi. - I1 primo cespuglietto d’erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò.

Pausa

Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.

Riderà. Poi:

Buona notte, caro signore.

E s’avvierà, canticchiando a bocca chiusa il motivetto del mandolino lontano, verso il cantone di destra; ma a un, certo punto, pensando che la moglie sta li ad aspettarlo, volterà e scantonerà dall’altra parte, seguito con gli occhi dal pacifico avventore quasi basito.

 

 

 

23/04/2008 15:37 Autor: mannecca. #. Tema: Spore No hay comentarios. Comentar.

DeTaLLeS

20080423172752-182578sdc.jpg

 

Tres años no son tantos como para adquirir una nacionalidad española pero si son suficientes para darse cuenta de pequeños y simpáticos detalles de este país.

 

En cafetería:

Hola, un café, por favor; cortito y en taza pequeña. Muy cortito por favor.

(Sabes perfectamente que es imposible que delante de tus ojos aparezca un café como tú lo desearías, vale, pero no es difícil…en TAZA PEQUEÑA y CORTITO. Es difícil? No me parece...)

 

 

Llegaran con un vaso PEQUEÑO de cristal y con el café que trasborda del vaso. Y digo yo...ma porca miseria...le he dicho en TAZA pequeña Y cortito, MUY cortito. No es tan difícil, no?

Vale, te bebes tu café sin dejar de esperar..a lo mejor la proxima vez, cuando desde tus labios saldrán las mismas palabras.. "un café cortito en taza pequeña por favor"...tendras mas suerte..

 

En un bar lleno de gente pides tres cervezas al camarero desde lejos...y con tu mano derecha levantas tres dedos...el dedo gordo, el índice y el corazón….si los suma hace tres, verdad?

 

Pues generalmente cualquier persona en este país entiende DOS..y te traen dos cervezas..entonces levantaras otra vez la mano esta vez con el índice, el corazón y el anular y diras..eran TRES cervezas! Y el camarero..ahhhh..vale y te traerá la cerveza que falta. Porque para el, el numero tres en la mano se hace con el índice, el corazón y el anular. Así si..suman tres.

23/04/2008 17:26 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali Hay 2 comentarios.

PRegUNtaS y AfIRmAcIOnEs SiN sEnTidO

23/04/2008 17:29 Autor: mannecca. #. Tema: Varie ed Eventuali No hay comentarios. Comentar.

It's HalF pAsT nInE anD TimE tO LeaVE

20080425001139-uvmms.jpg

With a smell of leaves here’s her voice yelling

"Can you wait?" from the other room.

Dancing on the electric wires my eyes have brushed the skyline.

It’s half past nine and time to leave.

I can’t remember summer days.

But I’m not scared. I guess I was always sleeping while she was padding lies on my shirts.

I close my eyes and I see white windmills. I swear I’m sober.

It’s half past nine and time to leave, when was the last time we went out?

How did she feel?

I guess I was always sleeping.

A door slams and it seems I’ve been through this before.

Sever-UVMMS

25/04/2008 00:11 Autor: mannecca. #. Tema: HappySongsForHappyPeople No hay comentarios. Comentar.

 

 UnA MeTeOrA dI BeLLeZza

25/04/2008 00:17 Autor: mannecca. #. Tema: Spirali No hay comentarios. Comentar.

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