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ApPuNtO

Nelle cuffie nuova musica, nella mente irrisorie e confuse domande alle quali il cervello si rifiuta di rispondere. Nella pelle profumo di mare. Nel cuore, spine che piano piano smussano gli angoli e si trasformano in carezze. Sulla punta delle mani il tatto di un batuffolo di bambagia. Tra le dita dei piedi sabbia che scivola via e si nasconde. Lungo la schiena un brivido. Sulla lingua liquido che evapora lentamente. Piano. Un piano che suona. In scena. Si apre il sipario. Dietro la tenda rossa, adagiato su una sedia un sax. Aspetta il suo musicante. Come sempre. Nella sala sguardi imbarazzati. Occhi stupiti. Bocche che sbadigliano e menti girovaghe. Aspettano. Eterna attesa. É musica. Finalmente. Le timide note  si annidano tra gli spettatori, ne sfiorano l’anima e si adagiano proprio lí. Nelle vene scorre lo stesso sangue di sempre, solo piú vivo. Piú rosso. Piú caldo. Una porta si apre e una scia di luce illumina la scena. Sembra che lo spettacolo sia finito ma gli strumenti sono impazziti e continuano a suonare imperterriti. Nessuno piú li puó fermare. Parlano tra loro. Litigano. Fanno la pace, fanno l’amore, dormono, si risvegliano e continuano a suonare. Fuori piove. Un temporale estivo. Indiscutibile e insostituibile odore che lascia la pioggia. Sulla terra bagnata. Il teatro é oramai vuoto.¨Il sax é ancora li. Adagiato. Che aspetta. E nel frattempo ha suonato il pezzo piú bello che abbia mai sentito.
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