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Il Campanello Di Casa

Il Campanello Di Casa

Ricordo ancora perfettamente quello sguardo. Mi ha colpita piu’ di qualsiasi parola, piu’ di qualsiasi gesto. E tutt’ora, talvolta, mi tormenta.

Il campanello di casa non funziona bene, non ha mai funzionato bene. Credo di averlo sentito suonare al massimo tre volte da quando son qui. E’ difettoso. Una delle poche volte in cui ha deciso di funzionare e’ stato suonato da una coppia di coloured sud africani. Ero in casa, preparavo la cena. Fuori pioveva. Una di quelle pioggie invernali in cui  essere al caldo in casa e’ rassicurante. Sento il campanello e mi sorprendo. Wow, il campanello e’ risorto! Apro la porta e vedo un uomo al di la’ del cancello. Piu’ in la, dietro di lui, una donna, entrambi sui 60 anni. L’uomo mi chiede dei soldi. Non mi sorprendo. Capita spesso. Ma non altrettanto spesso capita che il campanello suoni. Mi dice che devono prendere il mini taxi per tornare a casa. Khayelitsha. Due, tre, cinque rand, erano sufficienti. Guardo l’uomo negli occhi dalla porta della mia calda casa e..dico che mi dispiace. Con una freddezza che mi soprende. Dico che mi dispiace. L’uomo si volta indietro ad incrociare lo sguardo della moglie che a sua volta, incrocia il mio e lo vedo carico di disprezzo nei miei confronti. E mentre chiudo la porta, lo condivido quel disprezzo. Ritorno in cucina e in quei 5 passi che dall’ingresso mi portano ai fornelli mi rendo conto di aver fatto uno sbaglio. Penso che quella coppia tornera’ a casa a piedi. Ed e’ lontana, ed e’ sicuramente meno accogliente della mia, la loro casa. Mi rendo conto che per me 5 rand meno non sono nulla. Penso a quello sguardo. Mi pento. Corro in camera, prendo le monete che ho e mi catapulto fuori. Ma loro hanno gia’ girato l’angolo. Corro per vedere se riesco a raggiungerli ma sono scomparsi. Una strana sensazione di tristezza mi assale, spero che abbiano trovato qualcuno piu’ generoso di me lungo il cammino. Rientro in casa e penso al suono del campanello che quell’uomo ha fatto rivivere. Penso alla magia di quel dito, penso al tocco leggero e bisognoso di quell’uomo e quella donna che bussavano alla mia porta. E che io ho rifiutato. Che io ho evitato. Che io non ho aiutato...

 

Da allora il campanello non ha piu’ suonato...

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